26 marzo 2012

The lady (Luc Besson, 2011)

The Lady - L'amore per la libertà (The Lady)
di Luc Besson – Francia/GB 2011
con Michelle Yeoh, David Thewlis
*1/2

Visto al cinema Colosseo, con Marisa.

Pellicola biografica su Aung San Suu Kyi, figlia dell'eroe dell'indipendenza Aung San, attivista per la democrazia e i diritti umani in Birmania (oggi Myanmar), premio Nobel per la pace nel 1991 e a lungo tenuta agli arresti domiciliari dalla giunta militare che governa il paese, nonostante il partito da lei guidato avesse vinto le prime elezioni libere dopo quarant'anni. Besson, che probabilmente non era il regista più adatto per questo tipo di film, contiene il proprio stile "ad effetto" e sembra preoccuparsi più di quello che vuole raccontare che di coinvolgere o emozionare lo spettatore; tranne che per alcune rare sequenze, rinuncia all'arte e alla poesia in favore della concretezza e di uno stile ingessato e monolitico. Lungo e noiosetto, il film pertanto non spicca mai il volo e si mantiene sul livello di un biopic televisivo, che dà per scontata la statura del personaggio (che si ispira a Gandhi) senza approfondirla. Nulla da obiettare invece sull'interpretazione dell'ottima Michelle Yeoh, che dopo una brillante carriera dedicata al cinema d'azione dimostra di possedere anche la bravura e la sensibilità per immedesimarsi in un personaggio complesso e sofferto come la Suu Kyi, alla quale in alcune scene somiglia in modo impressionante. Bravo anche David Thewlis nel panni del marito inglese della protagonista, professore a Oxford ed esperto di cultura buddhista, morto di cancro nel 1999 in Inghilterra mentre la moglie era tenuta segretata dal regime birmano. In effetti, oltre che alla lotta politica di Suu Kyi per la democrazia, il film dedica ampio spazio a quella privata dei suoi familiari (il marito e i due figli) per sostenerla e starle vicino: anzi, a prevalere nell'economia del film – forse per fornire alle vicende un maggior appiglio emotivo – è proprio quest'ultima, il che finisce per annacquare il risultato e scioglierne la portata universale nel melodramma individuale (si pensi alle scene in cui Michael si prodiga per far assegnare alla moglie il premio Nobel, o quelle in cui lei si strugge per non poter essere al suo capezzale). Girato in Thailandia, con una colonna sonora di Éric Serra che comprende anche il canone di Pachelbel e un brano da concerto per piano e orchestra di Mozart. Come produttore associato figura anche Jean Todt (sì, l’ex direttore della Ferrari), compagno della stessa Yeoh.

2 commenti:

Marisa ha detto...

Condivido pienamente. Besson ha mancato un'occasione importante per parlare alle coscienze con maggiore incisività ed urgenza.

Christian ha detto...

Come ho scritto, probabilmente non era il regista adatto. Ci sarebbe voluto qualcuno come Peter Weir o Milos Forman, oppure scegliere la via del documentario.