18 agosto 2017

Deadpool (Tim Miller, 2016)

Deadpool (id.)
di Tim Miller – USA 2016
con Ryan Reynolds, Ed Skrein
**1/2

Visto in divx.

Malato di tumore e in cerca di una cura, il mercenario Wade Wilson (un Ryan Reynolds che ironizza anche su sé stesso) accetta di sottoporsi a un trattamento sperimentale, in grado di risvegliare le sue mutazioni latenti. Ne uscirà sfigurato ma dotato di poteri rigeneranti che guariscono ogni sua ferita. E col nome di Deadpool, un arsenale di armi e un costumino rosso (per non rovinarlo con le macchie di sangue!), si lancerà in una personale vendetta contro il responsabile dei suoi guai, lo spietato Francis/Ajax (Ed Skrein), che nel frattempo ha rapito Vanessa (Morena Baccarin), la donna che ama. Personaggio dei fumetti Marvel "moderni" (a differenza degli eroi delle altre pellicole, che hanno le loro origini negli anni sessanta e settanta, nasce negli anni novanta a opera di Rob Liefeld e raggiunge il successo solo nel nuovo millennio), legato all'universo degli X-Men (e questo spiega perché la pellicola sia stata prodotta dalla Fox: ma di mutanti compaiono soltanto Colosso (in CGI) e la sconosciuta Testata Mutante Negasonica (Brianna Hildebrand), al punto che il protagonista stesso scherza sulla povertà del budget a disposizione dei cineasti), Deadpool è un character dissacrante e sguaiato, che gioca sui cliché del mondo dei supereroi (ovviamente lui non si considera tale: a ben vedere, visto che opera al confine fra il bene e il male) e rompe frequentemente la "quarta parete" (parlando con gli spettatori e mostrando piena consapevolezza di trovarsi in una produzione cinematografica). Geek e citazionista (spesso a carte scoperte), sboccato, volgare, senza peli sulla lingua, è animato da un'energia viscerale e sfrenata, oltre che da una carica eversiva che lo avvicina alla parodia o alla satira in stile "Kick Ass". Ma se tutto questo aggiunge valore alla parte relativa alle origini e alla relazione con Vanessa, sinceramente sofferta e anticonformista, e tutto sommato arricchisce anche il rapporto con il "cattivo" Francis (dall'insopportabile accento inglese, e che si infuria se chiamato per nome), le scene in costume e ambientate nel presente rimangono invece prigioniere delle esigenze di un normale action movie supereroistico. Nel complesso, un film divertente ma incredibilmente stupido. Che qualcuno, fuorviato dalle parolacce e dalle tantissime gag a sfondo sessuale (che negli Stati Uniti hanno imposto il divieto ai minori non accompagnati), ne abbia parlato come di una pellicola "più adulta" rispetto alle altre della Marvel, mi perplime non poco: il target è comunque ed esclusivamente adolescenziale. Il regista Tim Miller, al debutto, fa ampio sfoggio di bullet time sin dai titoli di testa (a fini umoristici, però, il che se non altro ne rende l'abuso sopportabile). T.J. Miller è il barista Weasel, sidekick e spalla comica. Gina Carano è Angel Dust, forzuta tirapiedi di Francis. Stan Lee ha un cameo nella scena nello strip club. Nella scena dopo i titoli di coda, lo stesso Deadpool annuncia che nel sequel ci sarà Cable.

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